Il progetto di aprire un liceo bilingue paritario a Caselle Torinese si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico. Da un lato il consigliere comunale Endrio Milano (Progetto Caselle 2027), che parla di «occasione mancata» e di «risposta burocratica senza visione». Dall’altro il sindaco Giuseppe Marsaglia, che richiama il rispetto delle normative e mette in dubbio, allo stato attuale, la fattibilità del progetto.
Tutto nasce dalla lettera inviata da Petra Nejedla, promotrice dell’iniziativa, indirizzata a sindaco e consiglieri comunali, con cui annuncia l’intenzione di aprire un liceo bilingue paritario e la disponibilità a collaborare con l’Amministrazione.
Milano porta il tema in Consiglio comunale con un’interrogazione: «Ho chiesto semplicemente un incontro, aperto anche ai capigruppo, per valutare se il progetto potesse diventare un’opportunità per Caselle, creando un servizio oggi inesistente».
Secondo il consigliere, la richiesta era tanto politica quanto istituzionale: avviare un confronto pubblico, soprattutto alla luce della disponibilità imminente di locali comunali e della presenza di edifici scolastici oggi inutilizzati.
La risposta ufficiale del sindaco, però, raffredda subito gli entusiasmi. Nella nota formale inviata a Milano, il primo cittadino chiarisce di aver già incontrato la promotrice del progetto, ma precisa che i locali individuati non risultano idonei ad ospitare un istituto scolastico sotto il profilo strutturale, igienico-sanitario e normativo e sottolinea inoltre che sono state coinvolte le autorità competenti, come l’ASL, e che sono state richieste integrazioni documentali per poter procedere con le valutazioni tecniche.
«Ogni eventuale sviluppo – scrive il sindaco – dovrà avvenire nel pieno rispetto delle normative vigenti e solo dopo la dimostrazione della concreta sostenibilità dell’iniziativa»
Una risposta che non convince il consigliere di opposizione: «È una risposta in puro burocratese, senza alcun ragionamento progettuale e senza la volontà di aprire un dibattito in Consiglio e in città».
Secondo Milano, il nodo non è solo tecnico, ma politico: «Non si entra nel merito delle potenzialità del progetto, né si valuta la possibilità di lavorare insieme per trovare soluzioni condivise. Così si blocca qualsiasi idea prima ancora di discuterla».
Il risultato è uno stallo: da una parte chi chiede di discutere e progettare, dall’altra un’Amministrazione che risponde solo sul piano tecnico-amministrativo. Nel mezzo, un progetto educativo che, almeno per ora, resta sulla carta.

